Menu

Maria Sofia di Wittelsbach, l’ultima Regina delle Due Sicilie

"E ‘a Riggina! Signò!...Quant’era bella!

E che core teneva! E che maniere!

Mo na Bona parola ‘a sentinella ,

mo na stringnuta ‘e mana a l’artigliere…

steva sempre cu nui!...muntava nsella

currennuo e ncuraggianno, juorne e sere,

mo ccà, mo llà… v’o ggiuronnanz ‘e sante!

nn’erano nnamurate tuttuquante!

cu chillo cappellino ‘a cacciatora,

vui qua ‘riggina! chella era na Fata!

e t’era buonaurio e t’era sora,

quanno cchiù scassiava ‘a cannunata!...

era capace ‘e se fermà pe n’ora,

e dispenzava buglie ‘e ciucculata…

ire ferito? e t’asciuttava ‘a faccia…

cadive muorto? te teneva mbraccia."

 ( Ferdinando Russo, ‘o surdato ‘e gaeta )

 

Verso l’inizio dello scorso autunno sono stato a Possenhofen, la cittadina sul lago di Stanberg in Baviera, dove, il 4 ottobre del 1841, era nata la nostra più bella, più coraggiosa e amata Regina. Quando vi arrivai il sole stava tramontando e i suoi bagliori si riflettevano magicamente nelle acque del lago. Sarà stato che il mio era un pellegrinaggio, ma l’aria limpida e la dolcezza del panorama, mi hanno fatto sentire come immerso in un’atmosfera d’altri tempi, la stessa che si respira nel film “ Sissi” interpretato da Romy Shneider. Guardavo le facce delle persone, gentilissime e molto diverse dallo stereotipo che noi del Sud siamo soliti attribuire ai tedeschi. Peccato non conoscere il tedesco, avrei voluto dire a loro: anche per me Possenhofen è una Patria, una piccola Patria duosiciliana immersa nel cuore della verde Baviera.Quest’anno ricorre il 75° anniversario della scomparsa di Maria Sofia di Wittelsbach, l’eroina di Gaeta, spentasi a Monaco la notte del 18 Gennaio 1925. Era nata da Massimiliano e Ludovica, membri della famiglia reale di Baviera, genitori di ben otto figli, tra cui Elisabetta, l’indimenticabile “ Sissi ”, ( 1837), che diventerà l’Imperatrice d’Austria, e la nostra Regina Maria Sofia, chiamata affettuosamente “ Spatz “ ( passerotto). Sissi e Maria Sofia, di straordinaria bellezza entrambe e di esuberante temperamento, furono molto unite tra loro, ma, soprattutto, furono molto legate al padre, il Duca Max, che diede loro un’educazione molto libera e gioiosa, contrastante con la vita sociale di allora e con la monotona vita di corte. Sissi si sposò nel 1854 con il ventiquattrenne Francesco Giuseppe, Imperatore d’Austria. Maria Sofia, dopo la cerimonia di fidanzamento con Francesco di Borbone, come era in uso allora, avvenuta il 22 Dicembre 1858, celebrò il matrimonio per procura la sera dell’8 Gennaio 1859. Dopo qualche giorno, accompagnata dalla sorella imperatrice, si recò a Trieste, dove l’attendevano i rappresentanti della Casa Reale delle Due Sicilie con le fregate Tancredi e Fulminante, su cui il 1° Febbraio si imbarcò per Bari. Nella città, in cui erano stati preparati grandiosi festeggiamenti, l’attendevano Ferdinando II, sofferente per una strana malattia, e il suo sposo. La partenza per Napoli avvenne per mare il 7 Marzo, mentre le condizioni del Sovrano si aggravavano sempre di più. Dopo un breve periodo di adattamento in quel nuovo ambiente, tanto diverso da quello di Possenhofen, Maria Sofia si sentì rapidamente a suo agio e trasmise la sua esuberanza anche al timidissimo Francesco. Ma il tempo della spensieratezza era destinato a finire. Già i primi segni si erano avuti nell’Aprile del 1859 quando il giorno 27 si ebbe notizia che lo zio Leopoldo II, zio di Francesco II, era stato costretto a fuggire da Firenze a causa dei moti insurrezionali fomentati dai Savoia. Due giorni dopo inizio anche la guerra dei franco- piemontesi contro l’Austria. La morte di Ferdinando II, di soli 49 anni, avvenuta il 22 Maggio, concluse tragicamente quel periodo di relativa serenità.Regina a 18 anni, Maria Sofia mostrò immediatamente tutta la fierezza e l’orgoglio dei Wittelsbach, soprattutto nei confronti della suocera Maria Teresa, che fino ad allora aveva primeggiato a Corte e prevaricato pesantemente su  Francesco. Il primo episodio in cui rivelò le sue straordinarie doti di coraggio e acuta intelligenza avvenne il 7 Luglio. In quel giorno vi fu un ammutinamento di  alcuni mercenari svizzeri, chiamati familiarmente dai napoletani “ Titò “: il deciso intervento di Maria Sofia servì a scongiurare conseguenze ben più gravi. L’aumento di popolarità di Maria Sofia, che aveva progettato, in accordo con il capo del governo, il principe Filangieri, di instaurare un regime costituzionale sul modello bavarese, sembra che abbia spinto la regina madre Maria Teresa a ordire un complotto per detronizzare il figliastro Francesco a favore del figlio Luigi, conte di Trani. Maria Teresa aveva, purtroppo, molti seguaci. Tale fatto, nonostante il fallimento del complotto, incominciò ad incrinare la compattezza della classe dirigente del Regno, quella ancora fedele. Inoltre il generale Filangieri, visto respinto sia un accordo con la Francia, Inghilterra e Piemonte per una definitiva sistemazione dell’Italia in tre parti e trovando il Re restio, giustamente in quel frangente, ad attuare la Costituzione, rassegnò definitivamente le dimissioni. Quando la barca affonda i topastri sono i primi a porsi in salvo. Fu l’ultima occasione per la salvezza della Monarchia e dello Stato. A Maria Sofia non restò altro che far rifiorire la vita di Corte, fino a quel momento abbastanza tetra. Intanto il Savoia con le sue aggressioni, i complotti e i trucchi dei plebisciti, espandeva il suo regno anche a danno del Papa. Indi rivolse gli occhi bramosi alle Due Sicilie. Nonostante Francesco II avesse dato ottimi ordini strategici per respingere e distruggere il nemico piemontese, l’incapacità dei suoi comandanti e spessissimo il tradimento consentirono a Garibaldi di avere il sopravvento in Sicilia. Invano l’energica e preveggente Maria Sofia spinse più volte il marito Francesco II a porsi direttamente a capo dell’esercito, ma, per quanto delusa dal suo comportamento poco bellicoso, restò sempre fedele al suo fianco. La giovane Regina seppe anche tener testa alla invadente Maria Teresa che non aveva alcun rispetto per il Re. La concessione della Costituzione, 25 Giugno 1860, in quel tenebroso sconvolgimento delle istituzioni, fu fatale. Questa consentì a tutti gli elementi sovversivi di rientrare nel Regno e ad altri di occupare posizioni determinanti, tanto che esasperò la situazione di incertezza ad ogni livello. I primi moti popolari, infatti, si ebbero proprio contro la concessione della Costituzione che aveva stravolto l’ organizzazione dello Stato, con l’eliminazione legale dei funzionari fedeli e, soprattutto, con la paralisi del popolo attraverso il disarmo della Guardia Urbana, milizia popolare in stragrande maggioranza fedele al Re. Il tradimento, gli inganni e le corruzioni tramati da Cavour ebbero via libera. Il 6 Settembre fu l’ultimo giorno in cui la Regina Maria Sofia trascorse a Napoli. Partendo per Gaeta lasciò l’intero suo guardaroba e molti oggetti di valore. Francesco non ritirò dalla banca nemmeno il suo denaro personale consistente in 11 milioni di ducati e cinquanta milioni di franchi  d’oro. Tutta questa fortuna verrà poi rubata da Garibaldi e dai Savoia. Purgato dai traditori, l’esercito duosiciliano sul Volturno diede prova di grandissimo valore. Qui Francesco II, assunto il Comando Supremo, ebbe un comportamento diverso da quello timido e impacciato dei mesi precedenti. Tutti i suoi gesti, sia pure sfortunati, furono atti di vero Re. Maria Sofia, a sua volta, elettrizzata da quella eroica atmosfera, divenne il simbolo dell’assedio sin dai primi giorni. Fu veramente eroico il suo comportamento in ogni circostanza: assisteva i feriti e i malati, visitava i soldati, manteneva i contatti con la popolazione e si recava sempre dove più infuriavano i colpi dell’artiglieria nemica, mostrando uno straordinario coraggio. Per ricompensare i soldati per la loro abnegazione, l’eroica Regina ideò dei nastrini colorati che lei stessa confezionava e che sostituirono le medaglie e le ricompense : furono chiamati “ i nastrini della Regina “. Questa sua azione contribuì moltissimo al morale dei soldati che la idolatravano e si caricavano di entusiasmo. Memorabile fu la giornata del 22 Gennaio 1861 quando sia l’artiglieria piemontese che le loro navi furono mazziate ben bene da quelle borboniche. In tutti gli spalti di Gaeta si urlò fragorosamente << Viva ‘o Re! Viva ‘a Riggina! >>. Francesco II e Maria Sofia si guadagnarono sul campo il titolo di Re e di Regina. Il mito dell’eroina di Gaeta fu esaltato da tutta la stampa europea. Dopo la caduta di Gaeta i Sovrani delle Due Sicilie di rifugiarono a Roma. Maria Sofia, non rassegnata alla sconfitta e furente per gli assassinii e gli scempi che i piemontesi compivano nelle Due Sicilie, iniziò a riprendere la lotta con altri sistemi, organizzando anche dei veri centri di reclutamento per la liberazione della Patria Duosiciliana. Nella notte di Natale 1869 Maria Sofia ebbe una figlia, Maria Cristina, che però, nata già di gracile costituzione, mori nel Marzo del 1870. Prima dell’arrivo dei sordidi  piemontesi anche a Roma, Maria Sofia, distrutta dal dolore, si recò a Vienna presso la sorella Sissi. Francesco II morì ad Arco, presso Trento, il 27 Dicembre 1894. La nostra Regina negli anni successivi vagò tra Possenhofen, Parigi e Vienna, ma non dimenticherà mai la sua gente e, la sua Napoli. Durante la prima guerra mondiale trascorse gli ultimi mesi di guerra nei campi di prigionia italiani, facendo assistenza ai “ suoi “ Duosiciliani, che ignoravano completamente chi fosse quella vecchia signora. Morì serenamente a Monaco di Baviera il 18 Gennaio 1925. Dal 18 Maggio 1984 Francesco II, Maria Sofia e la loro figlia Maria Cristina riposano nella Chiesa di S. Chiara, il mausoleo dei Re di Napoli.

 Gaetano Maria Bloise

 

 

                                                                                                                                      

Leave a comment

back to top

Login or Sign In

Questo sito utilizza i cookie, anche di terze parti. Se prosegui nella navigazione di questo sito acconsenti all’utilizzo dei cookie.